Come smettere di far uso e abuso di sostanze stupefacenti

Le persone con problemi di tossicodipendenza, prima di intraprendere una psicoterapia, sono soli di fronte alla sostanza e lottano quotidianamente per controllarne l’uso. Cercano di fare sforzi di volontà, e, tra le altre cose, si rivolgono al Ser.T. quale servizio pubblico o ad uno psicoterapeuta per chiedere una terapia che li aiuti a uscire dalla dipendenza più facilmente o con meno dolore. Quando viene loro suggerita una psicoterapia, la accolgono di buon grado, credendo che in questo modo sarà più facile per loro smettere di far uso della sostanza o quanto meno illudersi di imparare a gestirne l’uso senza perdere il controllo. Appena entrano in terapia, scatta in loro più o meno una dinamica per cui è come se inconsciamente si dicessero: “Adesso sono in terapia, il mio dovere l’ho fatto, posso smettere di lottare, qualcun altro si occuperà di me, posso finalmente lasciarmi un po’ andare ed affidarmi al terapeuta”. Dato che è faticoso e doloroso smettere l’uso di droga, il tossicodipendente, grazie al fatto che “ora si sta facendo curare e si è affidato allo specialista”, può riposarsi un po’, ed è proprio questo che lo induce subito a cedere alla tentazione della droga, ripercorrendo gli errori di sempre.

Pertanto, presso il Cupsi, il dott. Pietro Trisciuzzi, esperto di tossicodipendenza, vantando decenni di attività in questo settore, effettua una attenta analisi dello stato di tossicodipendenza della persona nei suoi aspetti fisici, psicologici, familiari, sociali e legali. Sulla base di questa valutazione generale e delle risorse presenti nell’ambito di vita dellla persona con problemi di tossicodipendenza si propone  un percorso di psicoterapia individuale e/o di gruppo oppure un percorso terapeutco residenziale di comunità.

Grazie alla collaborazione del Cupsi con l’ Associazione Comunità Terapeutica Casa dei Giovani Onlus è possibile proporre alla persona con problemi di tossicodipendenza, che sia risultata non adatta alla psicoterapia individuale e di gruppo, un supporto psicologico, anche rivolto alla famiglia, al fine di acquisire una maggiore consapevolezza del problema, aumentare la propria motivazione al cambiamento e, pertanto, decidere di intraprendere un percorso di accompagnamento e preparazione fisica, psicologica, socio-amministrativa e legale (nel caso di problematiche giuridiche della persona) propedeutico all’ingresso in una delle Comunità Terapeutiche della Casa dei Giovani convezionate con il sistema sanitario nazionale.

La persona con problemi di tossicodipendenza, qual’ora rinchiusa in un istituto penitenziario, o comunque con problemi giuridici relazionati con lo stato di tossicodipendenza, sarà supportato psicologicamente anche attraverso colloqui presso l’istituto penitenziario in cui è rinchiuso al fine di valutare la motivazione a seguire un percorso alternativo alla detenzione, come previsto dalla legge. Qual’ora ce ne fosse bisogno sarà supportato anche da un punto di vista legale.

Quando è possibile parlare di tossicodipendenza?

La tossicodipendenza (dal greco: toxikon, “veleno”) viene intesa come sistema comportamentale che si instaura in seguito all’uso cronico e compulsivo di sostanze (droghe illegali o legali come l’alcol, o farmaci a prescrizione medica).

In particolare, secondo Koob e le Moal[1], la dipendenza da sostanze viene definita come disturbo cronico recidivante caratterizzato da:

  • compulsione alla ricerca e all’assunzione della sostanza.
  • perdita di controllo nel limitare l’assunzione della sostanza stessa.
  • comparsa di uno stato emozionale negativo (caratterizzato da disforia, irritabilità, ansia…) quando l’accesso alla sostanza è precluso.

Le droghe, in sintesi, danno l’illusione di risolvere tutti i problemi a cui ci troviamo di fronte, con effetto immediato, ci fanno sentire subito meglio così poi da averne bisogno sempre.

La dipendenza da sostanze è un problema sociale e sanitario molto diffuso con conseguenze dirette e indirette sull’ordine pubblico e sulla spesa pubblica e in quanto tale è oggetto di interventi generici e specifici dello Stato. Gli effetti negativi sulla salute possono essere diretti e derivare, quindi, dagli effetti farmacologici della droga e dalla via di somministrazione (per esempio, fumata o iniettata utilizzando aghi non sterili) e/o indiretti, cioè, conseguenti all’utilizzo delle sostanze da abuso, come cancro, cirrosi epatica, epatite B e C, AIDS e depressione.

Le fasce di popolazione più vulnerabili al fenomeno sono i giovani adolescenti, probabilmente a causa della maggior vulnerabilità dei circuiti neurali ancora in fase di sviluppo accompagnata da una maggior facilità nell’aver accesso all’acquisto delle sostanze d’abuso.

Nella definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, si definiscono “droghe” [stupefacenti] tutte quelle sostanze in grado di causare:

  • tolleranza: la capacità dell’organismo di sopportare a dosi gradualmente più elevate la tossicità delle sostanze;
  • assuefazione: il degradare dell’effetto, soprattutto psichico, della medesima dose, con conseguente necessità di aumentare la dose per produrre lo stesso effetto;
  • dipendenza: necessità di assumere tali sostanze per evitare crisi di astinenza (anche se, per ragioni politiche e tradizionali, in molti paesi siano illegali anche droghe come l’LSD che non danno dipendenza.

È utile suddividere le forme di dipendenza in:

  1. dipendenza fisica (alterazioni del funzionamento biologico);
  2. dipendenza psichica (alterazioni dello stato psichico e comportamentale).

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