Disturbi di personalità del gruppo A

Comprende 3 disturbi: schizotipico, schizoide, paranoide

L’aspetto predominante di questo gruppo è la bizzarria, la stravaganza così eccessiva da essere considerate patologiche, divenendo causa di malessere o di disadattamento, quindi non caratteristiche tali da poter essere considerati geniali o creativi, né semplicemente anticonvenzionali. Esistono delle relazioni sul piano genetico con la schizofrenia. Non a caso il disturbo di personalità schizotipo è più frequente tra i familiari degli schizofrenici.

Il disturbo schizotipico è il più importante del gruppo A. Ha manifestazioni che possono ricordare alcuni sintomi della schizofrenia ma attenuate e molto sfumate: sospettosità, isolamento sociale, credenze e modi di leggere la realtà anomali, ma  attenzione: non idee deliranti, non convinzioni assolute e incrollabili, solo pensieri anomali, con contenuti strani, a volte bizzarri, al di fuori del pensiero comune. Inoltre la persona schizotipica ha delle percezioni particolari, però – anche qui – non vere e proprie allucinazioni. Parliamo, per esempio, di illusioni corporee, percezioni anomale che possono essere corrette o riviste nel loro significato. Nel complesso, lo schizotipico presenta molteplici segni attenuati di disorganizzazione. Probabilmente in questi soggetti sono presenti alcuni geni tra quelli responsabili della schizofrenia, ma la ricerca non è ancora arrivata a risposte certe.

Al primo impatto queste persone danno una sensazione di incongruità. Arrivano vestiti in modo stravagante, non con l’originalità del giovane alla moda. Lo schizotipico ha abiti di strana foggia, fuori dal tempo o non adatti alla stagione o, se è una donna, un forte trucco però sbavato o viene con un vestito logoro e sopra un gioiello importante. Ancora, l’incongruità può derivare da una giacca di buon taglio, elegante, e sotto una maglia con i buchi.

Hanno atteggiamenti manierati, come se recitassero, ma non recitano. Il loro è un modo artificioso sia di parlare sia di muoversi. Divagano con i discorsi, non arrivano mai al punto, inoltre usano parole desuete tipo “qui sotto alle 11 passa il torpedone”, anziché dire autobus. C’era un paziente che non dava mai la mano, stringeva le persone all’avambraccio ed era un gesto stereotipato che doveva ripetere sempre con tutti per salutare. Con certi atteggiamenti c’è il rischio per l’osservatore di sorridere, ma la verità è che queste persone hanno una profonda sofferenza in quanto loro cercano di adattarsi alla realtà , ma sono sempre fuori posto. Si sentono inadeguate.

Hanno difficoltà a inserirsi in un contesto lavorativo. A volte si rifugiano in uno di quei lavori appartati che si possono fare in locali dove stanno soli, non alla vista degli altri, o a casa, isolati nel loro ambiente, tipo certi lavori con il computer.

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