Autismo

I genitori possono fare la differenza per una diagnosi precoce: sintomi e primi segni

Certamente i genitori sono gli osservatori privilegiati del comportamento e dello sviluppo dei propri figli.

Ogni genitore conosce  quel piccolo viso e capisce se si illumina quando si entra nella stanza. Conosce quella voce balbettante, quel gorgoglio, ed è senz’altro tra i primi a notare un improvviso silenzio. Conosce come si comporta il proprio figlio quando vede un giocattolo nuovo, incontra un bambino che non conosce, partecipa ad una festa o quando lo si porta in un centro commerciale. Ogni genitore sa cosa lo fa piangere e cosa ridere.  Ogni genitore ha visto bambini giocare al parco e li ha osservati litigare tra loro ai pranzi in famiglia. Ha visto bambini piccolini giocare al gioco del cucù e quelli più grandicelli andare all’asilo. E ogni genitore non sarebbe un genitore se non avesse paragonato il proprio figlio a quei bambini, se non avesse notato come lui assomigli o sia diverso da loro.

Tuttavia è bene affermare che ogni differenza che notiamo non è sicuramente un segno di un disordine o di un problema. Non si vuole affermare questo, ma, se l’istinto del genitore  porta a percepire che c’è qualcosa che non va, che qualcosa nel proprio figlio è completamente differente dagli altri bambini o che qualcosa di essenziale in lui è cambiato o lo si vede star male, allora è bene prestare attenzione alla propria sensazione.
Secondo quanto riferito da molti medici e ricercatori, la differenza cruciale tra bambini con ritardi dello sviluppo e quelli che non ne hanno, sta nel fatto che i primi hanno genitori costantemente preoccupati per loro; per cui se siete in ansia per come vostro figlio si sta sviluppando, per come apprende e si comporta, dovreste considerare seriamente le vostre preoccupazioni: potrebbero essere un segnale di allarme!

Tutti i genitori a volte si preoccupano per i loro bambini, tutti occasionalmente hanno bisogno di rassicurazioni per le stranezze che vedono: un sondaggio fatto nelle sale d’aspetto dei pediatri ha individuato che il 70% di loro si pone domande sullo sviluppo dei bambini o sui loro comportamenti. Ma, quando qualcosa veramente non va, queste paure non scompaiono, anzi diventano sempre più affliggenti.

Alcuni genitori capiscono, sin da quando i loro figli sono piccolissimi, che sono diversi:  lo sanno, lo sentono che c’è un problema e questo può fare la differenza.

Ecco alcuni elenchi di “primi segni” che, se presenti (non vi diciamo se nel numero di uno, cinque, dieci…), dovrebbero indicare che vostro figlio POTREBBE rientrare nello spettro dell’autismo.

Lo spettro è davvero ampio, ma se avete un dubbio, anche un minimo dubbio non esitate a parlarne con il vostro pediatra o a chiedere una consulenza al Cupsi, esperti psicologi/psicoterapeuti e pedagogisti potranno darvi un importante aiuto, potranno effettuare una prima valutazione diagnostica e sapranno eventualmente indirizzarvi verso centri specializzati, è di estrema importanza in questo tipo di problematica una diagnosi precoce.

Lo specialista per fare una diagnosi osserverà vari e specifici aspetti. Ma voi genitori, nel frattempo potete fare attenzione ad alcuni segnali e alcuni sintomi che altri genitori vi consigliano di NON sottovalutare: la precocità della diagnosi e delle cure sono infatti direttamente proporzionali alle possibilità di successo terapeutico.

I seguenti possono essere campanelli di allarme dell’autismo:

– Non risponde al suo nome
– Non è capace di chiedere cosa desidera
– Il linguaggio è in ritardo
– Non segue le indicazioni che gli vengono date
– A volte sembra sordo
– A volte sembra capace di udire altre no
– Non indica e non saluta con la mano
– Prima diceva qualche parola, ora non più
– Non sorride socialmente
– Sembra preferisca giocare da solo
– Prende gli oggetti da solo
– E’ molto indipendente
– Fa le cose “precocemente”
– Attua scarso contatto con gli occhi
– Sembra in un mondo tutto suo
– Ci chiude fuori
– Non è interessato agli altri bambini
– Ha crisi di collera-aggressività
– E’ iper-attivo, non-cooperativo, provocatorio
– Non sa come usare i giocattoli
– Si blocca regolarmente sulle cose
– Cammina in punta di piedi
– Ha attaccamenti inusuali ad alcuni giocattoli o oggetti
– Allinea gli oggetti
– E’ ipersensibile a certe fibre tessili o a certi suoni
– Ha strani modelli di movimento
Indicazioni per ulteriori valutazioni diagnostiche immediate

– Nessuna lallazione entro i 12 mesi
– Nessuna gestualità (indicare, muovere la mano, salutare etc.) entro i 12 mesi
– Nessuna parola entro i 16 mesi
– Nessuna frase spontanea (non ecolalia) di due parole entro i 24 mesi di età
– QUALUNQUE perdita di QUALSIASI abilità linguistica o sociale ad OGNI età.

Campanelli di allarme nel campo della socializzazione e della comunicazione

Se il vostro bambino mostra alcuni di questi segni, chiedete al vostro pediatra o al Cupsi una valutazione immediata:

– Nessun grosso sorriso o altra espressione di allegria o di gioia dai sei mesi in poi
– Nessun suono o sorriso o altra espressione del viso di ritorno alla vostra dai nove mesi in poi
– Nessuna vocalizzazione dai 12 mesi
– Nessun gesto di ritorno, come indicare, mostrare, allungarsi, o fare cenni con la mano dai 12 mesi
– Nessuna parola dai 16 mesi
– Nessuna frase di due parole espressive (senza imitare o ripetere) dai 24 mesi
– Qualunque perdita del linguaggio o di vocalizzazione o di abilità sociale a qualunque età

“La maggior parte delle mamme e dei papà riferisce: “Penso ci sia stato un problema a 14 o 15 mesi… e mi è stato detto di aspettare e vedere perchè talvolta alcuni bambini crescendo risolvono da soli questi problemi”. Questa non è una buona risposta. Si dovrebbe essere capaci di fare la distinzione tra problemi meno importanti, per cui si può aspettare e vedere, da problemi fondamentali, che comportano una perdita di reciprocità e una perdita di capacità di riuscire a conoscere il nostro mondo. Per questo problema fondamentale, dobbiamo agire subito. Non si può aspettare nove mesi, non si può aspettare due mesi” (Stanley I. Greenspan, M.D., Child Psychiatrist)

IL VOSTRO BAMBINO POTREBBE AVERE L’AUTISMO?
– A 18 mesi lo sviluppo del linguaggio del tuo bambino è in ritardo?
– Non pronuncia più parole che aveva già acquisito?
– E’ incapace di eseguire semplici ordini come “Portami le tue scarpe”?
– Quando gli parlate, guarda da un’altra parte invece di incontrare il vostro sguardo?
– Risponde al suo nome?
– Sospettate o qualcun’altro sospetta un problema d’udito?
– Guarda nel vuoto per un insolito lasso di tempo?
– Sembra che sia spesso in un mondo tutto suo?

A 18 MESI UN BAMBINO DOVREBBE GENERALMENTE:

– Indicare col dito
– Interagire coi suoi fratelli o sorelle
– Portarti un oggetto da guardare
– Guardarti negli occhi quando gli parli
– Seguire il tuo sguardo per individuare un oggetto che tu hai indicato in una stanza
– Fare gioco simbolico, per esempio dare da mangiare ad una bambola o far abbaiare un finto cagnolino.

L’Autismo è un disturbo dello sviluppo che comporta uno deficit nel linguaggio e nello sviluppo sociale. Si manifesta in famiglie di ogni ceto o base culturale. Non è una malattia mentale e non è causata da trauma. La causa è neurobiologica e i sintomi possono essere ridotti da una diagnosi e una terapia precoce.

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